Il futuro delle locazioni turistiche? Non è una guerra tra “affitti brevi sì” e “affitti brevi no”
È una questione di equilibrio.
Negli ultimi anni abbiamo visto crescere esponenzialmente il numero di case convertite al turismo, con effetti evidenti: meno alloggi per i residenti, canoni più alti, centri storici svuotati e quartieri che cambiano pelle. È un fenomeno che non possiamo ignorare, soprattutto in città d’arte e destinazioni molto esposte.
Allo stesso tempo, le locazioni turistiche hanno portato reddito, riqualificazione e una nuova forma di ospitalità. Non è pensabile cancellarle.
Il punto è: come le integriamo nel tessuto urbano senza snaturarlo?
Io credo nella via del buon senso, che purtroppo è un concetto politicamente sconosciuto:
- regole chiare nelle zone più critiche,
- incentivi per riportare gli immobili sul mercato residenziale,
- standard più professionali per chi opera nel breve termine,
- una gestione intelligente dei flussi turistici per evitare concentrazioni insostenibili.
Non servono divieti assoluti, né liberalizzazioni infinite.
Serve una visione equilibrata, che protegga chi vive nelle città senza penalizzare un settore che ormai fa parte della nostra economia.
Quando il mercato è governato da logiche razionali, vincono tutti — residenti, proprietari, ospiti e intere comunità.