Dubai, crollano le azioni immobiliari e la sua reputazione di rifugio sicuro
Fino a pochi mesi fa, Dubai era il simbolo della crescita senza limiti: nel 2025 ha accolto quasi 20 milioni di visitatori internazionali, con hotel al 80% di occupazione e l’aeroporto più trafficato al mondo. Oggi, le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le cancellazioni dei voli stanno cambiando lo scenario: le azioni dei principali costruttori immobiliari, tra cui Emaar e Aldar, sono scese del 5%, il mercato obbligazionario è quasi paralizzato, e molti progetti immobiliari rischiano di essere accantonati.
Già prima degli attacchi americani e israeliani all’Iran, gli analisti avevano lanciato l’allarme: l’offerta avrebbe superato la crescita demografica. La scorsa settimana JPMorgan ha affermato che l’espansione demografica di Dubai difficilmente riuscirà ad assorbire le 300mila-400mila nuove unità previste entro il 2028. Il boom edilizio degli Emirati Arabi Uniti, sostenuto da capitali offshore e da un’immagine di “rifugio sicuro”, mostra le prime crepe: l’eccesso di offerta rispetto alla domanda, insieme alla vulnerabilità geopolitica, mette alla prova il modello di crescita della città. Anche il settore alberghiero registra crolli di occupazione e prezzi in discesa.
Dubai, un tempo simbolo di espansione senza limiti, oggi rischia di implodere sotto il peso delle proprie contraddizioni. Un monito per chi investe in mercati dipendenti da capitali esteri e da percezioni di sicurezza.