IL PORTOGALLO COME TERRA DI CONQUISTA
Sono appena tornata da un viaggio in Portogallo, da Nord a Sud. E ho visto due velocità.
Sapevo già che l’Algarve fosse diventata terra di golfisti e pensionati benestanti, ci sono stata qualche anno fa — è una storia che dura da decenni. Quello che non immaginavo è quanto anche la costa atlantica, quella più selvaggia e autentica, sia ormai nel mirino delle grandi agenzie immobiliari internazionali. Comporta, la Costa Vicentina, il Minho: zone che dieci anni fa erano sinonimo di “Portogallo vero” oggi sono cantieri di speculazione edilizia.
Tornata a casa, ho voluto capire se fosse solo una mia impressione di viaggiatrice o se i numeri raccontassero la stessa storia. Li raccontano, eccome.
Cosa dicono i dati
— Nel 2025 i prezzi delle case in Portogallo sono saliti del 18%, e Fitch prevede un altro +15% nel 2026. Una crescita senza segnali di frenata. — Dal 2020 il Portogallo è il secondo paese UE per aumento dei prezzi immobiliari (+24%), dietro solo alla Grecia. — Circa un quarto delle compravendite residenziali viene fatto da non residenti, che pagano sistematicamente di più, soprattutto in Algarve e nelle zone più “ambite”. — A Comporta, Faro e Albufeira i prezzi sono saliti fino al 44% in pochi anni. Nel Minho, il 95% delle transazioni gestite da una grande agenzia internazionale coinvolge investitori stranieri. — Il governo ha chiuso lo sportello dei Golden Visa legati all’immobiliare e introdotto il piano “Mais Habitação” per arginare la corsa ai prezzi e liberare case per gli affitti a lungo termine. Misure necessarie, ma che finora hanno frenato poco un mercato spinto da una domanda interna fortissima e da capitali esteri che continuano ad arrivare.
La domanda che mi porto a casa.
Gli investimenti stranieri portano lavoro, gettito fiscale, ristrutturazioni, infrastrutture. Senza quei capitali, intere aree rurali sarebbero rimaste spopolate e senza prospettive. Questo va detto con onestà: non è solo “speculazione cattiva contro territorio buono”.
Ma c’è un punto di rottura. Quando il valore di un borgo si misura solo in euro al metro quadro per acquirenti che non lo abiteranno mai davvero, qualcosa si perde che non torna più: l’identità di un luogo, la possibilità per chi ci è nato di restarci, il folclore e la semplicità che proprio quel paesaggio “non ancora scoperto” rendevano speciale — e che lo rendevano attraente, in un circolo che si autodistrugge.
Il vero tema, credo, non è scegliere tra business e tutela del territorio. È chiedersi chi decide le regole del gioco, e per chi viene creato quel valore. Un Portogallo che continua a crescere a doppia cifra ma diventa irraggiungibile per i portoghesi stessi non è un successo: è un trasferimento di ricchezza con vista sull’oceano.