L’emergenza abitativa in Italia
L’emergenza abitativa in Italia.
Non è più (solo) una questione sociale, è diventata un fattore strutturale di competitività.
I dati Nomisma sono chiari:
📌 il 15,5% delle famiglie vive un disagio abitativo
📌 il 78% di queste è in affitto
📌 i canoni crescono più dei redditi
📌 alcune aree metropolitane stanno diventando, di fatto, inaccessibili
Quando la casa smette di essere accessibile, il territorio perde attrattività.
Per le persone, certo. Ma anche per le imprese, che faticano ad attrarre e trattenere capitale umano. È qui che l’emergenza casa diventa un rischio sistemico.
Eppure, conviviamo con un paradosso enorme: 4,5 milioni di immobili vuoti o sottoutilizzati. Un’offerta potenziale che non entra nel mercato, frenata da rigidità normative, rischio percepito, scarsa convenienza rispetto agli affitti brevi. Le politiche degli ultimi anni hanno agito soprattutto sul lato della domanda, con misure tampone e temporanee. Ma inseguire i prezzi non basta più.
Serve un cambio di paradigma, come sottolinea Nomisma: lavorare sull’offerta, sulla locazione accessibile, sull’Edilizia Residenziale Sociale come infrastruttura economica, non come nicchia assistenziale.
La casa è tornata a essere una leva strategica.
Per la crescita dei territori.
Per la competitività delle città.
Per la tenuta sociale ed economica del Paese.
Pensare l’abitare come un’alleanza stabile tra pubblico, privato e investitori non è più un’opzione ideologica. È una necessità industriale.